Eccoli li: le canne dei fucili risplendevano come diamanti preziosi al sole di dicembre, i soldati in trincea pronti a sparare al primo accenno di vita; pronti a carpire l’inganno della resa dietro ai visi umani.
Per quanto fossero simili a loro, gli era stato insegnato a difendersi da…
http://youtu.be/RD3WwM6l1J0
Hai presente quei film francesi assurdi? Quelli con inquadrature e fotografia ai limiti del fiabesco, musica che potrebbe essere ingenuamente - e molto, molto superficialmente - scambiata per nenie da luna-park di quart’ordine e saturazioni di colore che con il termine “reale” hanno ben poco a vedere?
Se sai di cosa sto parlando, ti dico che la mia vita assomiglia un po’ a tutto questo, ora come ora.
E’ dura, non riuscire mai ad intuire dove finisca l’intenzione e dove effettivamente inizi l’inesperienza del regista. Che poi chi è, davvero, il regista? Io? Ma il regista non dovrebbe essere forse colui che fa le scelte giuste?
A nove giorni di distanza dai miei diciannove anni, posso affermare di non essere mai stata capace di scegliere secondo quanto fosse meglio per me. O se mai ci fossi riuscita, la scelta non è sicuramente stata dettata da chissà quale buonsenso. Dovrei dunque essere io, la regista della mia vita? Scommetto che chiunque a questo mondo risponderebbe di si. Mentre io ho davvero paura di non esserne all’altezza.
E mentre penso a tutto questo, nella mia testa si crea un mix di colori confusi, spinti in un frenetico girotondo da una musica immaginaria dalla malinconia accuratamente celata sotto un velo di splendido romanticismo. Forse colpa della colonna sonora con cui accompagno queste parole.
Perché ti fermi? Scrivi. Scrivi, più veloce. Non la senti la musica che accelera?
Scusa, è che mi faccio condizionare troppo da qualsiasi cosa. Soprattutto da quelle apparentemente insignificanti per il resto del mondo. Da un’emozione provata per caso, un battito di ciglia in perfetta sincronia con una nota. Tutto diventa parte integrante del mio film. Tutto è importante. E la mia attenzione al dettaglio non fa altro che ostacolarmi: è difficile comprendere se io possa davvero essere una brava regista per la mia vita, con questa maniacale ossessione per ogni piccola cosa.
Quanta importanza si nasconde al loro interno?
Lo sento, prima o poi qualcuno avrà da criticare sulle mie scelte artistiche.
Devo solo decidere se soccombere sotto i giudizi o difendere i miei risultati con orgoglio.
Dubbi, troppi dubbi che non svaniranno mai.
La solita insicurezza che non accenna ad abbandonarmi.
Una delle mie poche sicurezze è che il categorico rifiuto di pensare che questo mio film sia solo un ripetersi di scene ormai conosciute a memoria, di quelle noiose, quelle che “dai, qui manda avanti che tanto non c’è niente di interessante”.
Voglio crederci, che mi aspetti qualche colpo di scena. Magari cambierà la musica, magari la sceneggiatura. O magari il regista diventerà consapevole del suo ruolo e farà tutto ciò in suo potere per vincere un oscar. Perlomeno tentare le nominations.
Gli archi si affievoliscono con un’elegante riverenza. E pubblicherò questo sfogo insensato alle zeroezeroquattro. Fuori c’è una macchina che non accenna a smettere di infastidire con la sua sirena acuta i cinque caseggiati che la circondano con le loro mura. Una mosca cerca di entrare in camera, attratta dalla luce, ma la finestra è chiusa.
Shh. Silenzio in studio. Motore. Ciak. Azione.
E’ ora di iniziare a girarlo davvero, questo film.
Si inizia a vivere.
3:12 A.M.
sono sveglia, al buio. riesco a scrivere grazie alla luce dell’iPod. sono le tre e dodici del mattino e mi sono svegliata. di soprassalto, senza un motivo apparente. senza alcun incubo che mi stesse facendo agitare. non ho freddo, non ho sete, non ho fame. sono sudata ed ho i…
Caro,
so che quando si diventa grandi ci si taglia i capelli. A te potrei dire un sacco di cose piccole, tu ne rideresti e faresti piccola anche tu la vita. A volte ripenso a Royal Tenenbaums e sto bene; ripenso a quei personaggi,a quelle situazioni. Vorrei che tu mi avessi scritto una…
http://youtu.be/qU4wxPw6t_g
Ogni tanto, quando ho la malsana idea di risistemare un po’ la mia camera, il mio sguardo si posa malinconico sull’enorme contenitore dei Lego. Osservo quella scatola gigante come se fosse un lingotto di platino. Dire che ho migliaia di ricordi legati ad essa sarebbe un eufemismo.
Hai presente cos’ero capace di costruire, con quei mattoncini, da piccola?
Case, grattacieli, città. Veri e propri mondi paralleli cui fingevo di appartenere, anche solo come silenzioso spettatore. Nessuno poteva sconvolgere quel mio piccolo paradiso, a parte me. Magari con una manata o un movimento improvviso. E giocavo più volentieri da sola, così non rischiavo che qualcuno rovinasse tutto il mio lavoro semplicemente per il gusto di farlo.
Poi sono cresciuta. E mi sono resa conto che i sentimenti sono fragili esattamente quanto quelle piccole casette. Che basta un niente, per distruggerli, e che questa volta l’unico giocatore non sei più tu. Che passiamo la nostra vita a costruire idee, progetti ed emozioni di lego. A guardarli mentre crollano sotto i gesti, anche quelli più semplici e involontari, di chi ci sta accanto.
E poi ricominciamo a costruire, con l’intenzione di impedire che venga distrutto tutto ancora una volta.
E le case diventano sempre più condomini a molteplici piani, le aiuole si trasformano in parchi.
Tutto diventa sempre più complesso, sempre più imponente.
E vederli sgretolarsi davanti ai nostri occhi impotenti, sempre più doloroso.
Talmente doloroso da spingere alcuni a non provarci neanche più, a restaurare quelle povere rovine. A lasciarle così, in attesa di chissà quale aiuto. I più coraggiosi, invece, continuano instancabilmente a ricostruire, a tentare di riparare il proprio animo. A volte appoggiandosi con fiducia a qualcun altro, che li aiuti in quest’impresa di restauro. Forse, guadagnandosi per questo la reputazione di masochisti ingenui.
Perché quando si è in due, si costruisce meglio.
Ma permetti anche a qualcun altro di poter rovinare tutto in qualsiasi momento, costringendoti a ricominciare daccapo.
Ma io li capisco, i coraggiosi. Forse perché, nonostante tutto, sono un po’ un’ingenua coraggiosa anche io.
Quando ti ritrovi ad osservare la tua, la vostra opera, la meraviglia e la gioia sono più forti di qualsiasi paura. E’ tutto talmente bello, anche se tutto così precario, da farti pensare che ne sia valsa la pena. Che ne valga tutt’ora, la pena. Che nulla ti possa rendere più felice di quella collaborazione.
Sapere di avere qualcuno accanto, in un modo o nell’altro, che ti tiri su nei momenti di difficoltà, che protegga te e il tuo mondo dalle tempeste più aggressive. E sapere anche che faresti lo stesso, nonostante i dubbi superino di gran lunga le certezze, perché questo non è abbastanza per farti desistere dal meravigliarti per ogni piccolo mattone posato insieme.
Siete in due a poter sistemare le cose.
I crolli non ti fanno improvvisamente meno paura?
Forse incontrerete danni irreparabili. O forse vi ritroverete semplicemente a guardarvi negli occhi, dopo mesi, anni di lavoro, sorridendo compiaciuti per quell’incredibile mondo costruito insieme, e che nessuno, all’infuori di voi stessi, potrà distruggere mai.
“And out of all these things I’ve done, I think I love you better now”
Lei dice sempre tutto ciò che c’è da dire. E io l’amo.immagini, flashback e parole riempiono un’infinita bottiglia di vetro azzurro, con la quale decido di staccare ogni filo argenteo che mi tiene ancora attaccata a questa terra senza vita e a questo suolo senz’anima.
Mi ubriaco d’ambrosia finchè sarò pronta a vomitare ricordi come l’unica parte…
Giuseppe “Peppino” Impastato
5 gennaio 1948 - 9 maggio 1978“Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”.
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma non perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nuddu miscato cu niente.”
Salvo Vitale a Radio AUT“La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”
Giovanni Falcone“Chi ha paura muore ogni girno, chi non ha paura muore una volta sola.”
Paolo Borsellino
“Mets-toi donc à l’aise, nous n’avons plus rien à perdre.”